“La parola ce l’ho in testa.
Ma non esce.”
Durante un blocco puoi sapere perfettamente cosa vuoi dire, ma sperimentare un’interruzione nel flusso del parlato. E quello che dall’esterno può sembrare una semplice pausa può essere vissuto in modo molto diverso.
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“La parola ce l’ho in testa. Ma non esce.”
È una delle descrizioni più immediate dell’esperienza di un blocco, e racconta una cosa fondamentale:
sapere cosa vuoi dire e riuscire a produrlo fluentemente sono due aspetti diversi della comunicazione.
Durante un blocco, la persona può conoscere perfettamente la parola che vuole pronunciare, ma il parlato può interrompersi.
In questo articolo
- “La parola ce l’ho in testa. Ma non esce.”
- Come può essere vissuto un blocco?
- “Devo far uscire questa parola”
- “Devi rilassarti”
- Il blocco non definisce la persona
- Ed è proprio da qui che possiamo iniziare a lavorare
Come può essere vissuto un blocco?
Per chi ascolta, potrebbe sembrare una semplice pausa, per chi balbetta, invece, possono esserci contemporaneamente:

- tensione;
- sensazione di essere “incastrato”;
- tentativi di far uscire la parola;
- paura di essere giudicato;
- pensieri anticipatori;
- fretta di superare il momento.
Per questo descrivere un blocco semplicemente come “una pausa” spesso non restituisce completamente l’esperienza della persona.
“Devo far uscire questa parola”
Quando una parola diventa molto importante, può iniziare una vera e propria lotta contro il blocco. La persona può cercare di:
- spingere;
- controllare;
- ripetere;
- interrompere;
- ricominciare.
E quando finalmente la parola esce può esserci sollievo. Ma anche stanchezza.
Perché parlare non dovrebbe essere una battaglia da vincere ogni volta.
“Devi rilassarti”
È un consiglio che molte persone che balbettano hanno ricevuto, ma la balbuzie non si risolve semplicemente dicendo a qualcuno di stare calmo.
La comunicazione è molto più complessa.
Per questo un percorso dovrebbe cercare di comprendere cosa succede realmente a quella persona quando parla, non soltanto il blocco, ma tutto ciò che lo circonda.
“Oltre ciò che si vede”
Un blocco può essere accompagnato da:
- aspettative;
- tensione;
- paura;
- tentativi di controllo;
- pensieri anticipatori;
- esperienze precedenti.
Non come elenco clinico, ma come rappresentazione del concetto che un blocco è solo una parte dell’esperienza comunicativa.
Il blocco non definisce la persona
Un momento di balbuzie non dice nulla sull’intelligenza, non dice nulla sulla preparazione, non dice nulla sul valore della persona e soprattutto non significa che quella persona non sappia comunicare.
Significa che, in quel momento, il suo parlato ha incontrato una difficoltà.

Ed è proprio da qui che possiamo iniziare a lavorare
Guardare il blocco è importante, a non è sufficiente; per comprendere davvero l’esperienza di una persona è necessario osservare anche:
- cosa succede prima;
- cosa accade durante;
- cosa la persona pensa;
- quali strategie mette in atto;
- cosa teme;
- quanto quella difficoltà influenza la sua libertà di comunicare.
Perché un blocco non definisce una persona.
È un momento di difficoltà nel parlato, non la misura del suo valore, della sua intelligenza o della sua capacità di comunicare.
I blocchi influenzano il tuo modo di vivere la comunicazione?
Comprendere cosa accade intorno al blocco, e non soltanto durante il momento in cui il parlato si interrompe, può essere un primo passo per osservare la propria esperienza in modo più completo.
